Febbraio, il mese del Carnevale e delle maschere

Febbraio è il secondo mese dell’anno.

Ci regala colori ed emozioni con il Carnevale, le sue maschere e i dolci fritti.

Il Carnevale di Venezia è uno dei più famosi al mondo, celebra i fasti della Serenissima e del suo popolo.

Qual è la sua origine?

Febbraio a Venezia

Le testimonianze dei divertimenti prima della Quaresima partivano dal 1904 con il Doge Vitale Falier.

Il Carnevale diventò una festa pubblica nel 1296 quando il Senato della Repubblica dichiarò festivo l’ultimo giorno della Quaresima.

Celebrava sia il ciclo delle stagioni e il passaggio dal rigore dell’inverno al tepore della primavera, sia avvenimenti storici.

Il Giovedi Grasso ricordava la vittoria del Doge Michiel sul patriarca di Aquileia nel 1162.

A Palazzo Ducale si portavano dodici maiali, dodici pani e un toro. Gli animali venivano uccisi e si distruggevano le riproduzioni di edifici friulani. Col tempo vennero sacrificati solo tre tori: da allora il detto “tagliare la testa al toro”.

In Piazzetta i Castellani operai dell’Arsenale (sestiere Castello) si scontravano con i Nicolotti pescatori di S. Nicolò dei Mendicoli, esibendosi in piramidi umane alte metri.

In piazza San Marco e a Riva Schiavoni si costruivano palchi per saltimbanchi e giocolieri, acrobati e animali.

Nelle piazze gli ambulanti vendevano frutta secca e castagne. I fritoleri vendevano le loro fritole, dolcetti fritti importati da Marco Polo dal lontano Oriente.

I Carnevali storici di febbraio

Nel 1664 uno sfarzoso corteo attraversò Venezia in occasione delle nozze in casa Cornaro a San Polo. Coinvolse anche due famosi monasteri della città: San Lorenzo e San Zaccaria, casa di monache di nobili origini.

Nel 1679 il Duca di Mantova sfilò seguito da indiani, neri, turchi e tartari che, lungo il percorso, sfidavano e combattevano sei mostri.

Nel 1700 il Carnevale di Venezia insegnò all’Europa il piacere e il gioco, la maschera e l’irresponsabilità.

Giacomo Casanova celebrava la galanteria e la seduzione. L’arte su tela era nelle mani di pittori come Giambattista Tiepolo. A teatro recitava la Commedia dei Caratteri dello scrittore e autore più conosciuto in Europa, Carlo Goldoni.

Nel 1800 prese piede il mito romantico internazionale.

La Laguna, con le sue foschie paludose, incantava e accoglieva lontani artisti, scrittori, musicisti, avventurieri e donne meravigliose: Sissi d’Austria, Wagner, Byron, George Sand, Ugo Foscolo.

Il Carnevale ebbe una battuta di arresto con la caduta della Repubblica di Venezia perché sgradito dalla temporanea occupazione austriaca e francese.

La tradizione rimase soltanto nelle isole, Burano, Murano.

Fino agli anni del 1970 quando alcuni cittadini e associazioni civiche si impegnarono per riportare il Carnevale ai suoi antichi splendori.

Splendore che ancora oggi colora e illumina la città con pizzi, merletti, balli, ironia in ogni calle e in ogni campo.

Le maschere di febbraio

Le maschere del Carnevale sono moltissime, da quelle più tradizionali a quelle più fantasiose.

La Bauta era travestimento esclusivo di Venezia, composto da un mantello nero o tabarro e un tricorno nero su un volto bianco.

Lo portavano sia uomini che donne e garantiva completo anonimato.

La bocca aveva una forma particolare: il labbro superiore era allargato e sporgente, consentiva di mangiare e bere con la maschera addosso. Il naso invece era molto stretto e falsava anche la voce.

Le donne usavano molto la Moretta, cioè una maschera di velluto con cappellino e veletta molto raffinati. Per sostenerla le donne tenevano un bottone in bocca e rinunciavano a parlare. La Moretta si chiamava anche servetta muta.

Gli uomini si vestivano spesso da Gnaga, cioè da donnina popolare e sciocca con la vocina stridula, come un miagolio.

Immancabili le maschere della Commedia dell’Arte come Arlecchino, Pantalone, Colombina.

Il Volo dell’Angelo

Segna ancora oggi l’apertura del Carnevale in Piazza San Marco.

Nel Cinquecento un funambolo turco arrivò in cima al campanile di San Marco soltanto con un bilanciere, partendo da una barca ormeggiata in Piazzetta. Rese omaggio al Doge in balconata del Palazzo Ducale.

Era lo Svolo del Turco.

Molti acrobati lo imitarono trasformandolo in Svolo dell’Angelo.

Un uomo, appeso ad una fune e con indosso delle ali, omaggiava il Doge ricevendo doni o denaro.

Nel 1759 però l’esibizione portò allo schianto del funambolo.

Da allora l’acrobata fu sostituito da una colomba di legno che, in volo, buttava fiori e coriandoli sulla folla: lo Svolo della Colombina.

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