Lago di Sorapiss, un gioiellino naturale la cui bellezza rischia di diventare la sua stessa condanna

di Ludovica Schiavon

Nel cuore del Circo dolomitico del Sorapiss, una conca custodisce le magiche acque turchesi che fungono da specchio per le cime circostanti: è il lago di Sorapiss.

È sempre stato un luogo speciale per me, meta fissa in ogni vacanza estiva. Me lo ricordo come un posto tranquillo, frequentato ma non sfruttato. Impossibile dimenticare quelle acque lattiginose, calme e intonse, increspate dai miei unici movimenti! Correvo verso di loro, mi bagnavo e, battendo i denti, mi raggomitolavo immediatamente nel pile di papà per riacquisire velocemente il mio tepore. L’acqua era gelida ma non mi importava perché la gioia che provavo ad immergermi nel laghetto e a sorridere alle cime tutto intorno era immensa.
Avvertivo addosso gli sguardi stupiti e curiosi dei pochi montanari che sedevano attorno al bacino: mi sentivo una bambina forte e speciale.

Il lago di Sorapiss, oggi

Negli ultimi anni è tutto cambiato.

Diverse centinaia di persone, ammassate contemporaneamente attorno allo specchio d’acqua, esercitano una pressione eccessiva, in un ambiente tanto bello quanto delicato. Molti incolpano i social: ritrarsi su Instagram con sfondo le acque turchesi del laghetto sembra ormai essere un ambito
traguardo e fonte di vanto. Se da un lato ciò ha favorito l’avvicinamento dei giovani alla montagna, dall’altro può risultare pericoloso per la salute del luogo. I turisti, spesso ineducati, non sanno dove mettere i piedi, calzano infradito e non portano zaini ma materassini gonfiabili che poi abbandonano fra le piante di pino mugo.
L’impressione è che la “movida” si sia trasferita dalle spiagge di Jesolo alle acque di alta quota. La comunità d’Ampezzo non è pronta per fronteggiare questo fenomeno: sostiene il diritto di tutti di godere di quella bellezza, ma altrettanto il dovere di preservarla.

Il sentiero

E la salute del laghetto, purtroppo, non è nemmeno l’unico problema. Bisogna capire che programmare un’escursione in montagna senza essere adeguatamente attrezzati può, in effetti, risultare dannoso per la nostra incolumità e per quella delle persone che ci stanno attorno. Gli innumerevoli post che stanno saturando i social mostrano la bellezza delle acque turchesi ma non informano a riguardo del sentiero che bisogna fare per arrivarvi: e non è dei più banali.
Le 2/3 ore di cammino mettono in difficoltà i meno allenati e i passaggi più esposti permettono di scoprire la paura dell’altitudine. Ho visto persone impanicarsi nei punti più aerei, irrigidendosi ed avendo difficoltà a procedere. Mi è capitato anche che dei turisti, attrezzati di borsetta in spalla, scarpette da città e TomTom alla mano, mi chiedessero informazioni riguardanti la distanza dal rifugio: si trovavano a pochi metri dalla loro auto, era già pomeriggio e dei nuvoloni imminenti sconsigliavano di avventurarsi per il sentiero. Le mie raccomandazioni sono risultate vane, spero solo che le mie preghiere siano state più proficue.

La montagna affascina, ci regala soddisfazioni e paesaggi mozzafiato, ma bisogna saperla affrontare e, soprattutto, rispettare.

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