
Il reportage di Venezie Channel alla Mostra del Cinema tra grandi autori, temi di attualità e prospettive unfiltered
Guerra, architettura visiva e il senso del festival: il dibattito della nostra redazione al Lido
Tornare al Lido di Venezia per la seconda edizione de Il Salotto dei Cinefili significa dare voce al pubblico che vive la mostra con passione autentica. Coordinati da Luciano Schiavon (l’architetto cinefilo) e con la regia del nostro Direttore Luigi Mariani per Venezie Channel, i nostri ospiti si sono confrontati in una riflessione corale sulla 82ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.ne.
Insieme a Luciano Schiavon e alle voci di Ilaria Pozzato, Valeria Boscolo Chielon, Cristina Franch e Luciano Rossi abbiamo attraversato il programma del festival cercando quello che spesso sfugge ai riflettori principali: storie di forte impatto sociale, sguardi d’autore rigorosi e le nuove traiettorie dei linguaggi contemporanei.
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I temi e le opere chiave di Venezia82
Dal dibattito in salotto sono emersi alcuni grandi filoni narrativi che definiscono il cinema di quest’anno:

Le riflessioni e le analisi dei protagonisti
1. Perché tornare alla Mostra? La passione di Ilaria
La conversazione si apre con l’intervento di Ilaria, che descrive il suo ritorno annuale al Lido come un atto di viscerale passione che dura fin dall’infanzia e che quest’anno segna per lei un passaggio importante: il debutto professionale nell’ambito dell’esercizio cinematografico nella sua città.
2. La guerra come fil rouge del mondo contemporaneo: lo sguardo di Valeria
Sollecitata sull’immagine del mondo che emerge dalle opere presentate nei cinque continenti, Valeria individua nella guerra il vero fil rouge del festival. Dalla Prima Guerra Mondiale di Duse fino alla minaccia nucleare paventata in A House of Dynamite, passando per Orphan e la drammaticità di A Voice Behind Rajab, il festival restituisce il terrore e la violenza del presente. Nella sezione Orizzonti, Valeria segnala inoltre la colonna sonora digitale di Arca in Barrio Triste (Medellín) come elemento capace di scandire e plasmare l’intera progressione del racconto.

3. Divismo, Red Carpet e impegno sociale: la visione di Cristina
Di fronte al contrasto tra le tragedie dello schermo e la sfilata di eleganza sui tappeti rossi, Cristina sottolinea come il divismo e il clamore mediatico del Red Carpet — consolidati dalla gestione di Alberto Barbera rispetto alle edizioni severe degli anni ’60 e ’70 — non siano mero fumo, ma uno strumento per accendere i riflettori di massa su temi sociali e politici complessi. Tra i titoli più incisivi, Cristina analizza À pied d’œuvre di Valérie Donzelli: una storia toccante sulla dignità, la precarietà lavorativa e la capacità del protagonista di “fotografare con la mente” e rimanere fedele alla propria onestà morale contro l’opportunismo generale.


4. Cinema, architettura e la disciplina di Rosi: l’analisi degli architetti Rossi e Schiavon
Uno dei momenti più alti del confronto riguarda l’analisi del linguaggio cinematografico:
- L’architetto Luciano Rossi si sofferma su Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi, evidenziando come l’autore metta in discussione il genere documentario per fondere sequenze che funzionano come veri e propri “aforismi visivi”. Rossi mette in luce la sospensione del tempo, la rappresentazione inedita di Napoli e il parallelo con l’architettura intesa come pratica artistica. Analizza inoltre il ruolo della musica originale, capace di dialogare con le immagini mantenendo una propria autonomia.
- Luciano Schiavon si riallaccia al tema richiamando il concetto di “opera d’arte totale” (dalla visione wagneriana fino al Teatro Totale di Walter Gropius) e ponendo l’accento sulla grande forza del cinema di combinare dramma, immagine e commenti musicali d’autore (come le composizioni di John Adams per After the Hunt di Luca Guadagnino).
5. La grande assente: la commedia intelligente
In chiusura, il salotto rileva una nota critica condivisa: l’assenza della commedia intelligente. Se da un lato il pubblico avverte l’urgenza di informarsi e comprendere le tragedie contemporanee, dall’altro si sente la mancanza del “riso amaro”, storicamente capace di esprimere la complessità della realtà persino più della tragedia.


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Per chi desidera consultare tutte le schede dei film, i giudizi sintetici e le note critiche curate da Luciano Schiavon, è possibile scaricare il documento integrale in formato PDF.