IL GIANCLAUDIO UMANO: OLTRE LA POLITICA, IL RICORDO DI UN’AMICIZIA NATA NELLE TRINCEE UNIVERSITARIE

di Luigi Mariani

Quando una persona a noi cara lascia il nostro mondo terrieno per intraprendere un percorso superiore, il cuore inevitabilmente si rattrista e il dolore si fa sentire. Ma la verità, quella che mi ha sempre guidato nel salutare chi ci abbandona, è che la morte non è una fine: è solo un passaggio da un’existence che conosciamo a una realtà differente, che non possiamo vedere ma che sarà certamente ancora più ricca dell’esperienza terrena che stiamo compiendo ora. È una consapevolezza profonda, che ho dovuto sperimentare sulla mia pelle in modo fortemente traumatico quando ho perso mia moglie, e che oggi si ripropone davanti alla scomparsa di un amico vero: Gianclaudio Bressa.

In queste ore i quotidiani e i telegiornali si stanno rincorrendo nel dipingerlo sotto l’unica veste che il grande pubblico conosceva: quella del politico di lungo corso, dello statista e del sottosegretario. Ma io, dalle colonne di Venezie Channel, voglio fare un’operazione diversa. Voglio rivendicare lo spessore umano di Gianclaudio. Voglio ricordare l’amicizia autentica che ci ha legato fin dai tempi dell’università, un legame puro che si è forgiato proprio nelle difficoltà.

servizio di Andrea Zucco – Telebelluno

La nostra storia è nata a Padova, tra le aule universitarie, grazie a una lista studentesca che inventammo letteralmente insieme: Università Democratica. Eravamo ragazzi bellunesi che studiavano a Padova, mossi dalla voglia di laurearsi, di costruirsi un futuro e di aprire nuove opportunità per noi e per il nostro territorio. Erano anni complessi, carichi di tensioni ideologiche in cui fare attività significava esporsi in prima persona. Noi decidevamo di sfidare logiche di potere molto più grandi di noi. Non voglio fare discorsi politici in questa sede — la memoria di Gianclaudio oggi merita di restare un gradino sopra le dinamiche dei partiti — ma non posso dimenticare il coraggio che serviva in quegli anni anche solo per andare a fare le affissioni notturne dei nostri manifesti lungo le strade di Padova. Gridavamo la nostra voglia di un’università diversa, più democratica, realmente a misura di studente. Rischiavamo, andavamo di notte sui muri della città affrontando contestazioni di chi poteva e voleva farsi del male pur di metterci a tacere. Non è stato facile. Ma ci siamo forgiati in quel fuoco. E Gianclaudio è diventato il grande personaggio istituzionale che tutti oggi piangono proprio grazie a quella spina dorsale costruita nelle difficoltà di quelle notti universitarie.

Una caratura, quella dell’uomo nato amministratore e forgiato dalla trincea del territorio, che è stata riconosciuta trasversalmente in queste ore anche dai banchi del Senato. Particolarmente toccante e sincero è stato il ricordo del senatore bellunese Luca De Carlo, che nell’aula di Palazzo Madama ha voluto ricordare i tempi in cui Bressa era sindaco di Belluno e lui un giovane militante di destra:

“Eravamo degli attivisti veri, anche nei confronti della sua amministrazione, lo facevamo con l’ironia e la goliardia che caratterizzavano quel periodo. Gianclaudio nasceva amministratore, nasceva amministratore da vicesindaco prima, giovanissimo, e da sindaco poi. E questo ti forgia. Si vede oggettivamente la differenza tra chi amministra e chi ha un percorso politico diverso. Da bellunese, voglio ricordarlo per ciò che ha fatto per il Comune di Belluno: è stato un sindaco che ha voluto fortemente riportare il capoluogo di provincia all’interno del dibattito politico. Un ruolo straordinario di cui le città, specialmente quelle più periferiche e al confine dell’impero, hanno fortemente bisogno. Bressa faceva sentire gli abitanti di Belluno come se fossero il Comune di Milano o il Comune di Roma.”

Le parole di De Carlo colpiscono nel segno e si uniscono al coro di rispetto espresso in queste ore da figure come Alberto Stefani, che lo ha definito un punto di riferimento imprescindibile per il regionalismo, e Dario Bond, che lo ha salutato come un leone della montagna.

Io lascio volentieri agli altri la cronaca delle sue leggi romane. Io mi tengo stretto il ricordo di quel ragazzo con cui dividevo la colla e i manifesti di Università Democratica, sognando il futuro da giovani fuori sede. Venerdì 22 maggio, alle ore 16:00 nel Duomo di Belluno, la sua comunità si stringerà per l’ultimo saluto. Un addio a cui sarò presente di persona, per testimoniare che quell’affetto umano profondo, nato sui muri di quelle notti padovane, non si cancellerà mai. Buon viaggio, Gianclaudio. Che la terra ti sia lievissima.

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