Tra storia “dal basso”, Vespa e un brindisi, il ricordo del grande storico e ricercatore rivive in quella che fu la sua casa.
Bagnoli di Sopra (PD) – Nonostante il fresco pungente di questo primo autunno, il piccolo miracolo è compiuto: un piccolo, ma selezionato gruppo di persone, si sono radunate nel giardino della casa dove Giambattista Chino ha vissuto, la dimora che ha avuto l’onore di acquistare l’imprenditore Massimiliano Enrique Costa, bagnolese d’adozione.
L’incontro è stato voluto per onorare la figura di Chino e per sensibilizzare sul percorso da intraprendere: ridare spazio all’arte e alla cultura proprio partendo da questa casa e grazie alla disponibilità di tutti, l’Amministrazione comunale in primis.
Massimiliano Enrique Costa ha aperto l’incontro con un ringraziamento a tutti i numerosi intervenuti , passando poi la parola al moderatore, il giornalista Renato Malaman.
Un Autodidatta fuori dagli schemi
Renato Malaman ha subito inquadrato l’importanza di Chino: un uomo la cui cultura, sebbene “minuta” e incentrata sul territorio, aveva la forza di far riscoprire cose che erano sotto gli occhi di tutti. Chino, mancato circa 20 anni fa, è stato un autodidatta mosso da una passione indomabile per la storia di Bagnoli, in particolare per il vicino Palazzetto Widmann, attuale sede del Comune di Bagnoli di Sopra. Come Malaman ha sottolineato, non scriveva per mestiere, ma come collezionista e ricercatore la sua opera è stata fondamentale, tanto da orientare gli studi di molti. La grande eredità di Chino, va raccolta, perché il suo pensiero andava “ben oltre i confini di questo comune”.
A seguire, l’intervento dell’Assessore alla Cultura di Bagnoli di Sopra, Loris Roncon ha toccato le corde più emotive, svelando un Chino privato. Roncon ha parlato con gioia e commozione: “Se molti di noi conoscono Bagnoli e amano Bagnoli, lo dobbiamo a Giambattista”. Era una figura particolare, che sapeva di tedesco e aveva una cultura immensa pur senza gli studi canonici. Era un uomo che “dava agli altri”, non geloso delle sue scoperte.
Roncon ci ha regalato aneddoti vividi: la sua assiduità all’edicola (il cui retrobottega era il suo studio), il caffè corto al bar come “pranzo pomeridiano”, ma soprattutto il suo spirito di mentore. L’Assessore ha ricordato quando Chino lo portò in Vespa (lui senza patente) a un concerto di quartetto d’archi, e ancora, le spedizioni nell’archivio di Vicenza, dove Chino svelava la storia leggendo gli inventari notarili. La consapevolezza della “quantità di materiale mostruosa” del suo lascito, di cui si è persa traccia, ha portato Roncon a dire con rammarico: “a me viene da piangere”.
Dalle Vesperbilder ai Gesuiti in Arizona
Lo storico Bruno Suman ha ripreso la parola, confermando la generosità fuori dal comune di Chino, una rarità tra gli storici locali, spesso gelosi delle proprie ricerche. Suman ha citato un amaro passaggio di Chino sulla rivista Comunità Conselvana del ’72, in cui denunciava la scarsa cultura degli amministratori che distruggevano il patrimonio. L’intervento più sorprendente è stato il collegamento con Eusebio Francesco Chino, gesuita missionario e cartografo del ‘600, fondatore dello Stato dell’Arizona e considerato “venerabile”. Suman ha mostrato come lo stesso spirito di ricerca e miglioramento della popolazione locale legasse idealmente Gianbattista a questo illustre antenato.
La narrazione è proseguita con Luigi Polo, ex sindaco e storico di Anguillara, che Suman ha presentato come l’equivalente di Chino per il suo comune. Polo ha raccontato l’episodio di una sua mostra appena conclusa: tutto era partito nel 1970, quando Chino gli portò la fotocopia di una lettera in tedesco di un noto studioso. Quella lettera rivelava che la Madonna Addolorata del Capitello di Anguillara era in realtà una “Vesperbild”, una Pietà di origine salisburghese di 600 anni fa. “Tutto è nato da Gianbattista Chino,” ha concluso Polo, sottolineando la sua capacità di tessere contatti internazionali pur rimanendo umile.
Infine, l’amico Angelo Rasi ha parlato del Chino più intimo, il vicino di “cesura” (ha insistito sull’uso dei termini dialettali, che Chino amava) che passava ore a curare i Bagolari, l’albero simbolo del territorio che regalava a tutti. Rasi ha ricordato la sua persona di grande cultura, con cui era un piacere scambiare storie e notizie di cronaca quotidiana ormai perdute.
Un Impegno per il Futuro e un brindisi finale
Il giornalista e moderatore Renato Malaman ha tirato le conclusioni, definendo la serata uno “scavo nella memoria” e una “comunione d’intenti”. L’appello a tutti i presenti e all’amministrazione è stato quello di recuperare l’archivio perduto e onorare degnamente Chino, magari con una via o una targa sulla casa.
L’Assessore Roncon ha risposto subito: “Dire che dobbiamo portare avanti il nome di Chino è come prendere un impegno che avevo già fatto a Chino quando era qua. Deve essere un impegno di tutto il paese”.
Tornando a casa, tutti i partecipanti hanno sentito che l’obiettivo è stato raggiunto. Il fresco è svanito, sostituito dal calore di una storia che non è finita stasera, ma è appena ricominciata. E a suggello di questa promessa, Massimiliano Enrique Costa ha voluto chiudere la serata con un brindisi dedicato proprio a Gianbattista Chino. Tutti i presenti hanno potuto degustare il pregiato rosso veronese, Alabarda, un simbolo della terra e della storia. Gianbattista Chino non è solo un ricordo, ma un faro per il futuro culturale di Bagnoli.