Famiglia Costa: una storia lunga oltre due secoli

Cosa vi viene in mente quando vi ritrovate dinanzi il cognome Costa?

La famosa compagnia di crociere?

I pregiatissimi vini della cantina del nostro amico, il barone Massimiliano Enrique Costa?

Sappiate che, in realtà, benché si tratti di rami commerciali molto diversi, alle spalle dimora la stessa comune origine: quella della grande famiglia che ha attraversato e fatto suoi oltre due secoli di storia italiana.

La grande famiglia Costa

Quella dei Costa è una delle più antiche e conosciute famiglie italiane: di origine genovese, è nota in tutto il Paese per l’importantissimo contributo che ha dato all’industria molitoria e vinicola.

La casata ha avuto un ruolo primario nello sviluppo industriale di Cagliari: il Molino Costa – meccanizzato e comprendente alcuni laminatoi, una semolatrice e svariate pulitrici – è sorto in un locale di Viale San Pietro, nel 1890 circa, grazie ad Emanuele Costa, poi affiancato dai figli Giovanni e Giuseppe. La produzione giornaliera oscillava tra 120 e i 150 quintali di semola e crusca che venivano venduti in tutta l’isola. La storia di questa macinazione del grano duro professionale è continuata anche con le generazioni successive: alla morte del fondatore, infatti, subentrò anche il terzo figlio, Virgilio e, con la scomparsa di Giuseppe, la ragione sociale mutò in C. & V. F.lli Costa. La Prima Guerra Mondiale, poi, fu un nuovo input tutto da studiare: addirittura, si decise di aumentare il personale e di comprare attrezzature specializzate per la macinazione dei grani teneri; l’obiettivo? Cominciare a produrre anche la farina per il pane da vendere ai forni! 

Per un’ulteriore trasformazione, però, si dovetterto attendere gli anni ’30. Il piccolo locale diventò un edificio a sei piani, sito tra la Via Roma e il Viale Trieste, e venne totalmente automatizzato, rendendo possibile una produzione di oltre 400 quintali al giorno.

E questa è solo una piccola parte della storia targata Costa.

Si perdono nel tempo, infatti, le origini della tradizione vinicola della casata, oggi portata avanti con professionalità ed immensa passione da Massimiliano Enrique Costa: un impegno, il suo, che è maturato in maniera naturale, essendo cresciuto tra le colline venete, oggi riconosciute Patrimonio Unesco e radici dell’ottimo Prosecco che, da anni, viene esportato in tutto il mondo. Il barone, tutto sangue latino e amore per la sua terra, ha così dato vita ad un percorso prettamente individuale – e non privo di ostacoli -, sviluppando una nuova generazione di vini: nei dintorni del veronese, già noti per l’Amarone, Massimiliano si è dedicato alla creazione di etichette pregiate, discostandosi dalla questione “quantità” ed affidando la produzione soltanto ai propri sogni. E non sono bastati imprevisti del calibro della perdita di un intero raccolto a causa della grandine a farlo desistere.

Ne è valsa di certo la pena: come tutti i traguardi più difficili, una volta raggiunti la soddisfazione è massima.

Quando Massimiliano ha venduto la sua prima annata, infatti, (poco più di 80 casse), ha consegnato lui stesso le circa mille bottiglie nelle mani dei destinatari, bussando di porta in porta, ovunque la sua storica bicicletta Graziella fosse in grado di portarlo: niente apparenze, solo tanta sostanza. E questo ci fa assaporare immediatamente quel senso di devozione che il barone sente per il vino, per il suo vino.

Soffisfazioni recenti

Il lavoro duro ripaga sempre.

Ed è stato proprio grazie a questo “caratteraccio”, come lo chiamerebbe qualcuno, che nel 2006 i vini Costa hanno vinto il concorso Vinitaly, sbaragliando la concorrenza.

Da allora, il successo si è ripetuto ogni anno, dando luce e valore ad un lavoro di nicchia dalla produzione annua di poco più di 1.600 casse considerate non solo le migliori della madreterra Regione Veneto, ma anche tra le migliori in assoluto Italia; diventando punto di riferimento persino per la Cina.

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