FestivalFilosofia 2020: il nostro contributo

Il 18 settembre appena trascorso, Modena, Carpi e Sassuolo hanno ospitato la tre giorni del FestivalFilosofia 2020, un’edizione ricca di incontri (oltre 150, tutti gratuiti) e lectio magistralis con al timone alcune delle personalità più influenti del nostro tempo.

I nostri inviati, Alessandra Bertazzo e Fabio La Porta, hanno fatto da occhi ed orecchie per tutti noi.

FestivalFilosofia 2020
di Alessandra Bertazzo

È stata una vera gioia poter presenziare anche quest’anno al FestivalFilosofia di Modena, Carpi e Sassuolo, un festival che seguo da anni e al quale non pensavo proprio di poter partecipare dal vivo date le circostanze.

Invece, l’iniziativa ha confermato di essere davvero un grande festival, non solo per la qualità e la serietà dell’impianto teorico su cui poggia o per la vocazione autenticamente democratica dimostrata nel rivolgersi ancora una volta a tutti gratuitamente (non è così comune che le lezioni, gli spettacoli, le mostre e tutti gli eventi siano assolutamente free entry), ma anche – e quest’anno era particolarmente importante – per la capacità organizzativa impeccabile. Un’autentica macchina da guerra, insomma, inflessibile nel far rispettare le norme anticontagio ma, al tempo stesso, capace di accogliere in sicurezza e con la consueta cortesia il maggior numero di persone possibile.

Certo, non c’era l’atmosfera rilassata e briosa delle piazze gremite degli scorsi anni (a causa della necessità del distanziamento e della sanificazione), ma l’interesse e l’entusiasmo dei fortunati presenti era comunque palpabile.

Per venire ai contenuti, non poteva essere più attuale il tema affrontato quest’anno: quello delle macchine, declinato in diverse piste volte a far emergere le sfide poste dall’innovazione tecnologica e dall’intelligenza artificiale alle varie sfere del pensiero e dell’azione (dal lavoro alla salute, dalla politica alla vita di relazione).

Tra le diverse direttrici mi sono parse particolarmente pregnanti:

● quella legata all’artificializzazione del mondo, e quindi alla questione del produrre e della tecnica, che ha mostrato come, sul piano dei rapporti sociali, sia evidente che il lavoro fissi confini tra dominio ed emancipazione, con le macchine che possono svolgere tanto una funzione di liberazione dai compiti più servili e faticosi, quanto una di sottomissione;

● quella che potremmo definire della vita come dato, cioè l’idea che la vita stessa, come fenomeno naturale, sia comprensibile in termini di un sistema di dati, concezione che ha acquisito una notevole rilevanza nel momento in cui le scienze biologiche si sono incontrate con la cibernetica; ne è scaturita una promessa di conoscenza e di salute senza precedenti – la conoscenza dei dati organici e biometrici, potenzialmente raccolti su una scala quasi totale, consentirebbe di realizzare condizioni di benessere pressoché illimitate;

● infine, quella relativa a ciò che può essere definito “capitalismo della sorveglianza“, che ha evidenziato come la prevalenza dei dati come fenomeno tipico della nostra epoca ponga la questione del regime di sorveglianza che ne può derivare.

Il Festival, come al solito, si è chiuso domenica sera con l’anticipazione di quella che sarà la parola chiave del prossimo anno: libertà.

Poiché una cifra della modernità è anche la facilità con la quale noi tutti siamo disposti a sbarazzarci della libertà in cambio di un supposto benessere o di una supposta sicurezza: una riflessione a tutto tondo attorno al tema appare quanto mai urgente e necessaria.

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