Enoturismo e vendemmia: l’emozione dell’esperienza diretta

Settembre, tempo di vendemmia!

Come abbiamo visto con il caso del Soave, alcune raccolte sono state anche anticipate di qualche giorno, complici il clima e le temperature degli scorsi mesi; e, per tutti gli appassionati di enoturismo, ritorna anche quest’anno, la possibilità di partecipare in prima linea !
Le vigne, infatti, si aprono anche ai “cercatori di emozioni“, pronti a diventare parte di questo rito annuale prelevando con le proprie mani i preziosi grappoli dai tralci di vite, immersi in un panorama fatto soltanto di natura, cielo e distese di verde.

Una tradizione che è rimasta intatta nei secoli e che, oggi, offre agli enoturisti l’occasione di diventare vendemmianti per un giorno… anche in tempi di covid-19.

Enoturismo: una realtà sempre più consolidata

Moltissimi italiani, come sappiamo, quest’anno hanno preferito godersi le ferie nel proprio Paese, visitando la regione di appartenenza o percorrendo qualche chilometro in più per regalarsi una settimana al mare o in montagna.

Il turismo enogastronomico è un segmento importantissimo del comparto già da diversi anni, e non solo per le generazioni più datate: secondo i sondaggi, anzi, sono proprio i giovani ad essere interessati a provare cibi saporiti e ottimi vini locali. L’enoturismo, in particolare, negli ultimi due anni ha visto i trend continuamente in crescita, registrando un boom anche in questa fase così particolare ed imponendosi come un tassello importante dell’economia del Paese.

Ma quali sono, quindi, le regole per offrire un’esperienza indimenticabile a questi trepidanti estimatori del gusto e del lavoro manuale, pur rispettando le norme anticontagio?
Ecco qualche dritta.

Le regole per la raccolta perfetta

Mettere in piedi un evento a cinque stelle non è sempre facile, se mancano le nozioni fondamentali per il cosiddetto “business a valore”; e c’è di più: un’esperienza in vigna può trasformarsi in una vera e propria strategia di marketing!

La prima cosa da fare è dedicarsi all’accoglienza: vigneto e cantine devono trasformarsi da “semplici” luoghi di lavoro a destinazioni semi-turistiche, e non è poco. Vanno organizzati i tavoli, il buffet da proporre (con salumi, formaggi, salse, ma anche stoviglie, taglieri e bicchieri più opportuni), le ceste da offrire a tutti i partecipanti e vanno aperti e resi fluidi tutti quei varchi e passaggi che, di norma, non contemplano la presenza di un grande numero di persone.

Si può scegliere, poi, se unire al valore wine anche un altro tipo di intenzione turistica, aggiungendo alla giornata qualche iniziativa culturale (spettacolo teatrale, concerto, festival), patrimoniale (visita guidata) o a livello gastronomico (ricette particolari da abbinare al vino della casa).
Ogni realtà, così, può costruire la propria identità forgiando il programma da proporre agli ospiti.

Insomma, il futuro del turismo è esperienziale!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Send this to a friend